Nel 2024, una nuova scoperta ha rivoluzionato il trattamento dell’acufene. Ci riferiamo al trattamento resistente, quello che non è dovuto né a cause di pertinenza ORL (otiti interne ecc), né a processi espansivi (tumori cerebrali, neurinomi dell’acustico, ecc).
Quale neurochirurgo per l’acufene?
Una valutazione preliminare da parte di un ORL esperto nelle patologie dell’orecchio viene sempre richiesta. Analogamente, il sospetto di tumori cerebrali impone l’esecuzione di una risonanza magnetica cerebrale. Per queste rare evenienze, il nostro referente neurochirurgo è il Dott Francesco Zenga. La scelta di Dott Zenga, oltre alla stima personale, è dovuta anche al fatto che oltre ad essere un neurochirurgo di grande esperienza (ha eseguito più di 3500 interventi), è docente nelle Scuole di Specializzazione in Neurochirurgia e in Otorinolaringoiatria e nei Master Universitari.
Il nervo auricolotemporale
Solo nel 2024 è stato pubblicato un articolo scientifico che ha cambiato radicalmente il trattamento dell’acufene resistente.1 Partendo dal principio che l’acufene cronico add il dolore cronico rappresentano innumerevoli analogie, un gruppo di scienziati ha individuato il nervo maggiormente responsabile dell’acufene.
Il nervo auricolotemporale è solo una piccolo ramo del nervo trigemino, più precisamente della sua branca mandibollare. Un nervo che decorre davanti all’orecchio, vicino all’arteria temporale.
Oltre a partecipare all’innervazione dell’articolazione temporo-mandibollare, questo nervo ha ampie connessioni anche con i muscoli della masticazione. Per questo motivo non è raro che i nostri pazienti riferiscono che l’acufene diventa più intenso durante la masticazione o lo sbadiglio!
Radiofrequenza del nervo auricolotemporale
Il Dott Koning ha pensato che dal momento che questo nervo potenzia l’acufene e considerando che si potrebbe trattare il nervo come è prassi fare nei casi di dolore cronico, ha studiato la radiofrequenza del nervo auricolotemporale.
Il nervo non viene danneggiato: non applichiamo la radiofrequenza lesiva, ma la radiofrequenza pulsata sul nervo. La procedura è minimamente invasiva, non esistono patologie o età che la rendano proibitiva. Serve solo un millilitro di anestetico locale. Il paziente sente solo la puntura di un ago sottile.
D’altro canto, si tratta di una procedura estremamente precisa. Dalla nostra precisione spesso dipende il beneficio dal paziente. Ad esempio, l’individuazione del nervo viene effettuata con l’aiuto di un ecografo. Malgrado l’ecografia, l’individuazione del nervo rappresenta sempre una sfida: le varianti anatomiche sono così tante da rendere quasi sempre difficoltosa la scoperta del nervo.
L’acufene sparisce con la radiofrequenza?
No. La risposta onesta è “no“. Il suono, che si tratti di suoni normali o dell’acufene, viene trasmesso dal nervo acustico che non viene in nessun caso leso. Il nervo auricolotemporale, così come i nervi occipitali, potenziano l’acufene, non lo generano.
Quel che invece cambia in maniera impressionante, è la qualità di vista del paziente. Con il passare delle settimane dopo il trattamento (servono in genere da 5 a 8 settimane dopo un singolo trattamento), la tonalità dell'acufene cambia, diventa meno fastidioso, interferisce molto meno con il riposo notturno e i momenti che diventa più intenso risultano sempre più rari.
Alcune valutazioni importanti
- L’applicazione della radiofrequenza pulsata rappresenta una sfida tecnologica importante. Pochi generatori promettono di erogare le correnti necessarie per questo trattamento ed ancora meno son quelli che realmente riescono a farlo. Abbiamo scelto il migliore, Il Cosman G4, acquistato recentemente dalla Boston Scientific. Per quel che ne sappiamo, non ha rivali.
- I trattamenti con radiofrequenza sono efficaci soltanto quanto eseguiti con la massima precisione. Il Dott Panagiotakos esegue più di 300 interventi con radiofrequenza all’anno.